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  • chiaradelmiglio

Maria Lai

Aggiornamento: feb 18

Ci sono artisti conosciuti da tutti, che vengono citati mille volte, e spesso osannati.

Poi ci sono quelli sconosciuti ai più, lasciati nel fondo dei manuali artistici, affiancati da altri nomi quasi a diventare uno dei tanti ingredienti di un gran minestrone.

Ecco, è di una di questi che vi parlo oggi: Maria Lai.

La Lai per me è come uno di quei vecchi libri polverosi che trovi in soffitta, con le pagine ingiallite e sgualcite, con tante sottolineature e persino una vecchia margherita a custodia di parole magiche, da ricordare.

Lei è delicata e al tempo stesso forte come i fili che intreccia, racconti di tradizioni lontane che sanno di roccia, ulivi e banditi.




Nasce nel 1919 ad Ulassai, nell'Ogliastra, seconda di 5 fratelli, quasi tutti uccisi nel tempo di morte violenta; di salute cagionevole, durante i mesi invernali si sposta dagli zii contadini in pianura, saltando le scuole elementari; in completo isolamento inizia a disegnare.

Nella sua vita si susseguono fatti tragici: il suicidio dello zio, convinto di aver ucciso un uomo con un colpo di fucile, la morte della sorellina Cornelia, l'omicidio del fratello Lorenzo.

Si trasferisce poi a Cagliari e, nonostante le difficoltà iniziali, si avvicina al latino e alla poesia, quest'ultima diventerà parte importante della sua arte. Dopo il diploma artistico, si sposta Venezia per iscriversi all'Accademia di Belle Arti, dove conosce Arturo Martini, con il quale inizialmente non riesce a legare in quanto il maestro fatica ad accettare (!!!) le donne nel mondo dell'arte.

Nel 1945 decide di tornare a casa, partendo dal Porto di Napoli con delle scialuppe di salvataggio; in Sardegna insegnerà disegno presso le scuole elementari. Si trasferisce poi a Roma e tiene la sua prima personale presso la galleria L'Obelisco di Irene Brin: subito dopo, la coglie una crisi personale che la porta a ritirarsi dal mondo dell'arte per avvicinarsi a quello della poesia.

Dopo 10 anni di silenzio, grazie al quale riscopre riscopre il senso del mito e delle leggende sarde, si butta nel mondo della scultura, indagando il passato della sua terra focalizzandosi su pochi elementi ma dalla profonda valenza arcaica: il pane e il telaio.

Gli anni '70 la vedono protagonista di importanti mostre nelle più celebri gallerie italiane, che le permettono di intrecciare rapporti duraturi con curatori, galleristi e critici: nel 1977 infatti, Maria Lai sbarca alla Biennale di Venezia.

Negli ultimi anni ha vissuto e lavorato nella casa di campagna vicino al paese di Cardedu; a Ulassai, invece, l'8 luglio del 2006 ha inaugurato il Museo di Arte Contemporanea Stazione dell'arte, che raccoglie circa 140 sue opere.

Ci lascia nel 2013, a 94 anni e viene sepolta accanto ai suoi familiari.


Maria Lai si riconosce per la delicatezza con cui pensa e realizza le sue opere, fili intrecciati su telai di legno, frammenti di cuoio e paglia, poesie cucite a mano.


Quanto è importante il telaio per Maria Lai? Come se ne serve? Perchè inizia proprio da questo oggetto?

Le origini della tessitura in Sardegna risalgono a tempi molto antichi ed è tutt'oggi un'attività ancora molto diffusa. La Lai riprende questa tradizione, proponendo delle opere che riprendono la forma originale di questi strumenti di lavoro, trasformandoli in opere d'arte.

L'artista considera l'arte della tessitura una tappa fondamentale nel processo di civilizzazione dell'uomo: è grazie ai fili intrecciati che la donna ha creato i primi segni per comunicare, grafemi che si sono trasformati in lettere poi in parole. Ad Ulassai opera tutt'oggi una cooperativa che produce tappeti con disegni creati dall'artista.

Se inizialmente i Telai di Maria Lai sono piatti, legati a superfici piane, lentamente diventano delle vere e proprie sculture a tuttotondo. I titoli ci permettono di comprendere lo stato d'animo o il paesaggio che viene rappresentato nell'opera.




Nel "Telaio del meriggio" del 1967, per esempio, legno, tela, spago e colori ad olio dai toni caldi ci suggeriscono l'atmosfera che possiamo percepire al tramonto; sono opere calde, poetiche, minimaliste quanto basta per lasciare un minimo di interpretazione personale.

Sono opere magiche, poetiche: unisce cornici, colori ad olio, fili, stoffa, paglia, per raccontare paesaggi di terra e fuoco, cuce telai che sono racconti. Sono il ponte, il collegamento tra passato e presente: un viaggio tra l'antica arte della tessitura, una delle prime attività della storia dell'uomo, a confronto e dialogo con il nostro tempo, fatto di tecnologia e abbandono del lavoro manuale.

Ma è anche una riflessione sul tempo: ci vuole pazienza per tessere arazzi, ci vuole pazienza per incorniciare trama e ordito. Sappiamo ancora prenderci minuti preziosi per riflettere su temi quali la famiglia, la poesia, la vita e la morte?




Non solo telai, come vi raccontavo prima: disegni su carta, piccole sculture di creta, entrambi strumenti tradizionali dell'arte.

Ma si avvale anche di materiali estranei al mondo dell'arte: l’impasto di farina per le Figure di pane, il nastro per le installazioni e gli interventi ambientali, il filo e la stoffa per i Libri, per le Mappe Astrali e le Fiabe.



Alla fine degli anni Settanta, Maria Lai realizza la serie delle Geografie, grandi opere cucite con fili colorati su fondi scuri o chiari a contrasto, che sembrano riprendere planisferi o mappe astrali, quasi a ricercare nuovi mondi dove ritirarsi.

Il filo ci conduce verso un viaggio immaginario, sognato ed agognato; congiunge pianeti lontani e luoghi remoti. Maria vuole collegare fra loro elementi distanti nel tempo e nello spazio, che abbiano un valore personale per lei stessa, raccontando di universi lontani, ma raggiungibili con l’immaginazione.






A partire dall’inizio degli anni Ottanta concepisce le prime Fiabe cucite, opere che si evolveranno poi in Libri cuciti. Parte da storie, leggende e fiabe della tradizione sarda, oppure inventate da lei stessa, che narrano di personaggi che vivono avventure complesse che si risolvono poi nella salvezza finale.

Punto cardine di queste è che il pubblico è libero di leggerne un'interpretazione diversa. Questa idea di lasciare a noi l'ultima parola si traduce poi definitivamente con i Luoghi dell'Arte: un gioco di carte

ideato come dispositivo di lettura dell’opera d’arte e dello spazio che la accoglie.






Come regalo alla sua terra, nel 1981, Maria Lai lascia "Legarsi alla montagna", una performance pensata prendendo spunto dalla leggenda locale di una bambina sopravvissuta a una frana della montagna grazie ai poteri di un nastro celeste: l'artista chiede agli abitanti di Ulassai, di legare insieme le loro case con un nastro lungo oltre venti chilometri fino alla montagna.




Sono degli anni Novanta gli interventi ambientali nel Comune di Ulassai che confluiranno poi nel Museo a cielo aperto a lei dedicato e faranno da preludio all’apertura della Stazione dell’Arte nel 2006.

Queste performance che si traducono poi in opere site specific nascono dalla necessità di ripensare le tecniche tradizionali di costruzione alla luce del carattere idrogeologico instabile del territorio e diventano un’occasione per ribadire, ancora una volta, la capacità dell’arte di ricucire insieme il senso delle cose.

"Andando Via" è l'ultima opera da lei realizzata nel 2012, accanto al monumento funebre dell’amata Grazia Deledda.


Maria Lai è davvero quel libro polveroso ritrovato in soffitta ricco di storie nate da fili intrecciati che sanno di sole e mani rugose, che hanno scavato nella terra sarda e attraversato acque tempestose, cucendo luoghi lontani e paesi vicini.


C'è una fotografia di Maria Lai che mi piace osservare: lei minuta, i capelli corti argentati, osserva attenta il filo bianco che sta intrecciando delicatamente con le dita nodose simili a cartacrespa.

C'è tanto in questa immagine: la pazienza di chi tesse, gli occhi stanchi ma sognanti di chi ha detto addio precocemente a fratelli e sorelle, il filo bianco della storia che ci lega tutti.


"Cerco spazi cosmici, cieli, spazi lontanissimi però tattili. Gli spazi che cerco non sono tanto in una superficie , quanto al di là di essa...Le mappe astrali rispondevano all'esigenza di un rapporto con l'infinito, di una dilatazione e proiezione sulla lontananza...Sono un invito al viaggio"


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#marialai #sardegna

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